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Slides interattive: varanasi
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Tramonto sul Gange

Secondo gli indù il fiume Gange è sacro. È adorato dagli indù ed è personificato come una dea Devi, che detiene un posto importante nella religione indù. Le antiche scritture ricordano che l'acqua del Gange porta le benedizioni dei piedi del Signore Vishnu: quindi la Madre Gange è anche conosciuta come Vishnupadi, che significa "proveniente dal piede di loto del Signore Supremo Sri Vishnu". La mitologia indiana afferma che Ganga, figlia di Himavan, re della montagna, aveva il potere di purificare tutto ciò che toccava. Ganga veniva dal cielo e purificava il popolo indiano.

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Benares (Varanasi)

Benares (Varanasi) è considerata la più antica città ancora abitata nel mondo. La tradizione la vuole fondata direttamente dal dio Shiva (il tridente è il suo simbolo) circa 4000 anni fa.

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Benares in una foto d’epoca

Benares in una foto d’epoca, si vede il Gange e uno dei Ghat (scalinate) che scendono verso il fiume. Solo la riva occidentale del Gange è abitata, l’altra sponda è sabbiosa e deserta.

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Ogni indù, almeno una volta nella sua vita, deve essersi recato a Varanasi e qui deve immergersi nel sacro fiume Gange da almeno 5 diversi ghats. Il pellegrinaggio ortodosso prevede un lungo cammino che percorre prima la riva del Gange partendo dal Manikarnika Ghats - tra i più importanti per le cremazioni - fino al Assi Ghats, per poi compiere un ampio semicerchio intorno alla città, in totale 58 Km, e ritornare al Gange. Generalmente si impiegano sei giorni per compiere il percorso che è intervallato da santuari, ricoveri e villaggi attrezzati per l’ospitalità.

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L’India è il paese dei colori. Anche i Ghats rispecchiano questa cultura e appaiono alla vista ricchi di colori anche se in realtà visti da vicino sono la dimora di sadhu (santoni) e pellegrini che usano queste scalinate per tutte le loro attività quotidiane.

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Ogni ghat ha un nome, ad esempio il ghat delle cremazioni a Varanasi si chiama Manikarnika Gath. Ne esiste anche un altro famoso l’Harishchandra Ghat.

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Ogni mattina all'alba, gli Indù iniziano a compiere dai ghats le proprie abluzioni. Il posto migliore per i turisti che vogliono assistere a queste cerimonie rituali è da una barca che risale il fiume.

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Secondo l'induismo l'unico posto della terra in cui gli dèi permettono agli uomini di sfuggire al samsara, cioè all'eterno ciclo di morte e rinascita, è la riva occidentale del Gange a Varanasi, perciò nel corso dei secoli milioni e milioni di induisti sono venuti a morire qui.

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Una buona parte delle famiglie indù tiene un flaconcino di acqua del Gange nella propria casa. Viene considerato prestigioso detenere l'acqua della Santa Ganga in casa, e in tal modo, se qualcuno sta morendo, sarà sempre in grado di bere la sua acqua. Molti indù credono che l'acqua della Ganga possa ripulire l'anima di una persona da tutti i peccati passati, e che possa anche curare i malati.

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Durante le abluzioni si possono offrire alla dea Ganga fiori e lumini accesi su piccole barchette di cartone, legno o metallo.

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Donne indiane vestite con i loro Sari colorati svolgono le loro abluzioni mattutine. Sui Ghats, c'è chi lava i panni accanto a chi prega, chi si fa lo shampoo vicino a chi sparge le ceneri del caro estinto.

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Le donne in India sono ancora oggetto di discriminazione e violenza da parte degli uomini. Specialmente nelle realtà rurali sono costrette a lavorare in condizioni disumane per pochi euro al mese.

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Dopo aver visto le proprie rughe e la propria canizie e dopo aver conosciuto i figli dei propri figli, cominciando a percepire la vanità dei beni terreni, l'uomo si ritira, da solo o con la moglie, ai margini del villaggio o in qualche eremitaggio della foresta, Vana, diventando così un Vanaprastha, uno che dimora nelle selve, dedito alla nonviolenza, alla meditazione e alla ricerca interiore, con lo scopo di realizzare un progressivo distacco dai beni di questa vita. I Vanaprastha passano gli ultimi anni della loro vita a visitare templi e città sacre dell’India spesso morendo in una di queste.

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Un milione di pellegrini visita Varanasi ogni anno, in quanto una delle sette città sacre dell'Induismo e luogo di culto anche per il Jainismo: sono 50mila i brahmani che vi risiedono permanentemente. I Brahmini, i sacerdoti, sotto grandi parasole che dispensano sacri mantra ai pellegrini.

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I Sadhu (persona buona, santa, virtuosa) sono considerati come già morti, dalla gente, e altamente rispettati. Quando muoiono realmente, infatti, vengono sepolti e non cremati, essendo la loro morte al mondo e il loro funerale già virtualmente avvenuti. Rinunciano a ogni legame familiare e sentimentale, al possesso di alcunchè, vivono prevalentemente in solitudine, di elemosina ed impiegano il loro tempo nella devozione verso la divinità di loro scelta. Alcuni praticano forme di magia o di yoga e meditazione estremi, con lo scopo di acquisire maggiore sapienza mistica.

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I Sadhu spesso si sottopongono anche a mortificazioni estreme, nella certezza di raggiungere l'illuminazione più rapidamente, come non sedersi o sdraiarsi per anni, mantenere un braccio teso verso l'alto finchè non si atrofizza completamente, smettere di parlare per sempre... Il Guru, il maestro spirituale, diviene l'unico punto di riferimento terreno del discepolo, fino a diventare l'iniziato stesso a sua volta Guru.

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Il Gange serve anche a lavare e ad abbeverare gli animali. In occasione del Kumbh Mela, la più grande manifestazione religiosa del mondo con circa 60 milioni di pellegrini, spesso i Sadhu minacciano un suicidio di massa se le autorità non ripuliscono il fiume immettendo acqua pulita.

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Il Ghat delle cremazioni, dove 24 ore su 24 per tutto l’anno da migliaia di anni i fedeli Indù vengono a farsi cremare dopo la morte nella speranza di non reincarnarsi più.

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A Varanasi la vendita del legname per le cremazioni è diventato un business e al tempo stesso un malaffare.

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Una volta che la famiglia lascia il Ghat, gli uomini che si occupano della cremazione spengono il fuoco, gettano il cadavere nel Gange e rivendono il legno ancora buono alla famiglia successiva.

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Molte persone compiono lunghi viaggi per immergere le ceneri della cremazione dei loro familiari nelle acque del Gange; si crede che questa immersione possa far salire l'anima al cielo.

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Molte famiglie indù fanno di tutto per portare il proprio caro a essere cremato qui, quando i corpi arrivano in città si creano dei cortei per portare il defunto al ghat della cremazione. Il corteo non è triste come lo possiamo immaginare noi occidentali, al contrario avanza a passo di marcia, con il ritmo scandito dal grido di alcuni che ripetono Ram Nama Satya Hey!, che vuol dire "Il nome di Dio è verità", mentre il coro risponde Satya Hey, Satya Hey, cioè "Verità, verità”.

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L'attrazione principale per i visitatori e i pellegrini è il Ganga Aarti, rito al tramonto, all'ora della Puja (offerta agli dei) verso le 18, quando il fuoco e la luce vengono offerti al fiume, tra canti, suoni di conchiglie, cimbali, mantra (preghiere ripetute) e migliaia di offerte votive luminose che fluttuano sulle acque.

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Centinaia di persone che assistono, da terra e dal fiume, affidano alla "madre Ganga" delle fiammelle che rappresentano i propri sogni. Quanto più lontano la corrente porterà la propria fiammella, tanta più prosperità si avrà.

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